Valsecchi Olginate una famiglia

Valsecchi Olginate una famiglia

Valsecchi Olginate una famiglia

Antonio Valsecchi, classe 1955, ha vissuto 40 anni con la Polisportiva Olginate. Una parte di vita importante per il dirigente biancoblu che ricorda ancora come fosse ieri e con emozione la fondazione della società. «Eravamo un gruppo di amici. La Polisportiva nacque come una società in cui si poteva fare pallacanestro, pallavolo, pattinaggio a rotelle, disciplina dove diventammo anche campioni italiani, karate e atletica. Avevo 19 anni». Ora la Polisportiva conta solo la ginnastica per adulti, il karate e la pallavolo. «Ho scelto la pallavolo perché il gruppo di amici giocava a volley e non c’era lo scontro fisico, forse per quello non amavo il calcio. Ho provato anche il basket alle medie ma non mi è piaciuto».

Amicizie

Passione che Antonio ha condiviso con due persone in particolare. «Con Iginio Ravasio (a cui è dedicato il palazzetto di Olginate, ndr) e con Paolo Pirola con cui ho vissuto con piacere gran parte della storia di Olginate».
La pallavolo  per Antonio  è passione e divertimento anche se sottolinea con orgoglio i risultati ottenuti da lui e dall’associazione. «Eravamo una grande famiglia, sono stato anche obbligato da Paolo a fare il vice presidente per qualche anno. Con il settore maschile siamo giunti fino alla Prima Divisione mentre nel ruolo di dirigente ho vissuto, insieme a Pirola, gli anni della serie C conquistata con le ragazze. Eravamo in pochi nel consiglio, anche se devo dire che, rispetto alla situazione attuale, c’erano molte meno squadre e aspetti da curare. Ora Olginate è cresciuta, siamo in molti ma sembra che non bastiamo mai. L’attuale presidente Samuele Biffi e la famiglia Bonacina, veri motori dell’associazione, lavorano molto e duramente». Fra i suoi ricordi particolari ci sono i derby infuocati con la Zanetti: «Incontri dal sapore e dall’atmosfera particolare».

Cambio di mentalità

Come è cambiata negli anni la pallavolo? «Ora si fa selezione, se si ha la fortuna di avere numeri in eccesso. Una volta si puntava a far giocare tutti. Mi ricordo le discussioni con Pirola che voleva che giocassero di più quelle alte anche se erano «pali della luce», ferme in campo».
Antonio smette di giocare a 27 anni decidendo di sedersi in panchina. «Ho seguito sempre le ragazze di 12-13 anni, nel settore Csi, perché non ho mai fatto il corso per ottenere il patentino di allenatore. Poi ho smesso per un paio di anni ma quando Pirola mi ha chiesto di tornare non ci ho pensato due volte e rieccomi in pista».
Col settore minivolley. «Ho partecipato a un corso della Fipav Lombardia per allenare le più piccole. Mi diverto e mi piace che altri allenatori facciano i complimenti alle mie bimbe».
Tanti gli aneddoti e i ricordi. «Ho allenato Lorenza Perego e Alessandra Cortesi. Alcune le ho viste diventare mamme, altre addirittura nonne».
Presente nel consiglio direttivo Antonio è felice del suo ruolo. «Mi arrivano poche lamentele da parte dei genitori», dice soddisfatto. Non è raro vederlo alle tappe di minivolley estivo con il suo corredo per passare la giornata, frutto di anni di esperienze sul campo. Cappellino contro il sole e seggiolina da campeggio per seguire da vicino le sue giovani e piccole atlete. Calmo e tranquillo a bordo campo ma sempre pronto a dare conforto e consigli alle sue giovani atlete in erba.

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