Volley interviste, Rinaldi sposa Olginate: “Io determinante? Sarà quella giocatrice che non molla mai”

Sara Rinaldi è una delle operazioni di mercato di maggior impatto messa a segno dalla neopromossa Olginate. Un colpo di fortuna ma che il responsabile del progetto, Gionatan Menga, ha voluto a ogni costo. «Dopo ben 7 anni in giro per giocare volevo avvicinarmi a casa, il matrimonio comporta certi doveri – dice ridendo Sara – e Gionatan è stato molto disponibile nel dialogo e nel cercare di venire incontro alle mie richieste».
Vicina al matrimonio, il 2 settembre la data fissata per le nozze, la giocatrice grosina nativa di Sondalo, classe 1993, ha iniziato la sua scalata nella pallavolo in quarta e quinta superiore per caso. «Un arbitro, dopo una nostra partita, mi ha dato un contatto per fare un provino alla Foppa». Con coraggio e un pizzico di curiosità Sara, in quegli anni in serie D alla pallavolo Altavalle, si reca a una seduta di allenamento della Foppa. «Matteo Moschetti, allenatore della Foppa, mi ha fatto una “corte sfrenata”, voleva con ogni sua energia che mi trasferissi e ha fatto di tutto affinché cambiassi maglia». Così Sara cambia ruolo e passa da centrale a banda e inizia la scalata. La lontananza da casa iniziale attutita dal vivere con i nonni paterni di Brescia.
Giovanili della Foppa, stage di qualche settimana con le migliori giocatrici d’Italia per la formazione della nazionale che poi vincerà il Mondiale in Perù nel 2011 (nella rosa Caterina Bosetti e Valentina Diouf) le prime soddisfazioni. «Un bellissimo ricordo ma io ero ancora pallavolisticamente immatura rispetto alle altre». Poi Monza, finale di serie A2 persa di un soffio (fra le compagne di squadra il libero attuale della Picco, Martina Pastrenge, ndr), l’esperienza a Novara in B1, e la vittoria con Brescia della Coppa Italia di serie B e la promozione in A2 battendo Lodi dei prossimi biancorossi Gianfranco Milano e Benny Bruno. «I successi? Merito di tecnici che in allenamento richiedevano molto impegno e di gruppi che sono sempre andati d’accordo. Con lo spirito giusto è più facile, e pesa meno, lavorare in palestra e quindi ottenere dei bei risultati».
Una passione per il volley e per lo sport nel dna. «Mio papà Stefano ha giocato fino in serie A2, nella Sav Bergamo, poi ha abbandonato dedicandosi alla famiglia e alle missioni in America latina. Mia mamma Mariella ha preso parte a gare nazionali di atletica e di nuoto».
Dalla terza elementare la scalata inizia e prosegue con la maglia dell’Altavalle. Seconda di 6 figli, unica femmina, Sara è molto legata alla famiglia e ai suoi luoghi di nascita. «Appena ho potuto, anche solo per un week end sono tornata a casa anche quando ho giocato a Padova». Uno dei colpi importanti dell’Olginate. «Io il punto di riferimento per la squadra? Lo sarà la giocatrice che non molla mai una palla, neanche in allenamento, la più determinata. Magari quella con più carenze tecniche ma che ha tanta grinta».

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